“Genesi” di Sebastiao Salgado: un capolavoro da non perdere!

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“Genesi” di Sebastiao Salgado: un capolavoro da non perdere!

“Genesi” (Taschen  editore, 520 pagine, 42 euro circa) è l’ultima fatica editoriale di Sebastiao Salgado, da molti considerato il più grande fotografo vivente.

Il libro, che si accompagna alla omonima mostra itinerante (a Roma all’ Ara Pacis dal 15 maggio al 22 settembre 2013 e a Venezia alla Casa dei Tre Oci dal 1 febbraio al 11 maggio 2014), è l’ennesimo  grande progetto di lungo periodo realizzato da Salgado, dopo “Other Americas”, un viaggio di sei anni tra i poveri del sud america, “ Sahel”, frutto della collaborazione di 15 mesi con medici senza frontiere per raccontare la terribile carestia in Nord Africa, “Workers, le mani dell’uomo”, che racconta le vite invisibili dei braccianti di tutto il mondo, e “Migrations, in cammino” , dedicato alle migrazioni di massa provocate da carestie, disastri naturali, degrado ambientale e pressione demografica.

“Genesi” è il risultato di 32 spedizioni fotografiche nell’arco di 8 anni, dalle Galapagos alla Patagonia, dall’Amazzonia all’Africa, dal Grand Canyon al circolo polare artico, realizzate utilizzando i mezzi di trasporto più disparati (come navi rompighiaccio, mongolfiere o piccoli aerei) alla scoperta di luoghi, animali e popolazioni non ancora “contaminate” dalla civiltà moderna, e quindi (da qui il titolo dell’opera), ancora allo stato immacolato che avevano al momento della loro creazione. Le foto ritraggono deserti, immensi ghiacciai, foreste pluviali, vulcani, iceberg, catene montuose, così come le forme di vita che vi abitano , che siano esse animali (pinguini, balene,  elefanti, leoni, tartarughe, alligatori e tanti altri), vegetali o minerali. Splendide sono le pagine dedicate alle tribù  che in alcuni di questi luoghi vivono in quasi totale isolamento: gli Zòè nella foresta amazzonica, i Dinka nel Sudan, i Nenci dell’artico ed altre ancora.

Lo scopo dell’opera è quello di sensibilizzare chi legge alla difesa di questi luoghi e civiltà che sono rimasti come erano migliaia di anni fa, in modo da preservarli per le generazioni future.

”Solo nelle zone selvagge la biodiversità è ancora florida. Le zone aride, fredde e le foreste tropicali, che rappresentano circa il 46% della terre emerse, contengono solo un minuscolo 1,6% delle piante del pianeta e il 2,3% dei vertebrati (pesci esclusi). Eppure sono fondamentali per conservare ecosistemi locali (come i cicli dell’acqua) e perfino globali (per esempio, la sequestrazione del carbonio). Questi sono anche gli ultimi luoghi al mondo in cui possiamo capire le nostre origini come specie e ritrovare la diversità biologica in uno stato originario.
Nonostante tutti i danni già causati all’ambiente, in queste zone si può ancora trovare un mondo di purezza, perfino d’innocenza”, ricorda Salgado (che si batte sul tema della difesa dell’ambiente anche con la sua fondazione Instituto Terra)  “dobbiamo proteggere e conservare ciò che esiste” .

La speranza è che Salgado, che con le opere precedenti è riuscito molto spesso a smuovere l’opinione pubblica mondiale su argomenti scottanti ma poco conosciuti,  riesca anche stavolta a far riflettere e risvegliare le coscienze sul tema della salvaguardia dell’ambiente naturale.

Il libro è diviso in 5 grandi sezioni tematiche (il Pianeta Sud, i Santuari della Natura, l’Africa, il grande Nord, l’Amazzonia e il Pantanàl) ed è accompagnato da un piccolo volumetto che riporta le didascalie , ricche di notizie sui  luoghi ritratti ed anche di “dietro le quinte” relativi sia agli scatti che ai particolari logistici ed organizzativi dei viaggi.
Da notare che durante questo lavoro Salgado è passato dalla pellicola al ccd, e lo scopo del suo “team” di posproduzione è stato anche quello (a mio avviso riuscito) di non fare percepire la differenza tra gli scatti analogici e quelli digitali.

Le foto sono tutte in bianco e nero, nel classico stile energico di Salgado, molto incise, contrastate (secondo me in alcuni casi forse troppo, nei dettagli dei cieli), con una composizione impeccabile ed efficacissima nella lettura dello scatto; protagonista assoluta una luce stupenda, che scava nei paesaggi così come nei lineamenti dei personaggi ritratti. Quelle che mi hanno colpito di più sono gli scatti tra i ghiacci del Sud America e dell’Antartide ed i ritratti realizzati tra le popolazioni “primitive”, fotografate  tutte con i loro costumi ed acconciature caratteristici (anche se, spiega lo stesso autore, spesso indossavano nella vita di tutti i giorni abiti “occidentali” di seconda mano forniti dalle organizzazioni umanitarie)

Unica critica: la scelta di impaginare il volume al centro toglie qualcosa alla piena godibilità e leggibilità delle foto stampate su due pagine. Sarebbe stata preferibile una impaginazione laterale.

In conclusione si tratta di un libro fantastico, consigliato non solo a chi ama la fotografia o la natura,che non va sfogliato distrattamente, ma studiato attentamente, leggendo dentro ogni singola foto, spulciando  poi la relativa didascalia e tornando di nuovo a riguardare la stessa foto. Molti scatti vi resteranno stampati in testa e nel cuore, moltissimi vi faranno venir voglia di partire subito , tutti vi faranno amare ancora di più il nostro pianeta.

 

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